être fort pour être utile
Primo Corso Istruttori Internazionale
Dal 1 al 3 Maggio 2015 lo staff di Hebertismo prenderà parte al corso istruttori internazionale "SET 1" a La Gervava (Belgio)! Tenetevi forte perché il Metodo Naturale in Italia farà un salto di qualità non indifferente e le competenze acquisite saranno immediatamente messe al servizio dell'associazione scout AGESCI!
MOTUS EST VITA
Intervista a Diego Zarantonello
Pubblicata oggi su www.percorsiditerre.it l'intervista sull'hebertismo a cura di Giancarlo Cotta Ramusino (Girumin).
Il testo completo dell'intervista si trova QUI!
Pubblicata oggi su www.percorsiditerre.it l'intervista sull'hebertismo a cura di Giancarlo Cotta Ramusino (Girumin).
Il testo completo dell'intervista si trova QUI!
Diego è un grande appassionato della ginnastica all’aria aperta, la sua passione lo ha portato a studiare, praticare e promuovere uno stile di attività fisica inventato molti anni fa.
Uno stile poco conosciuto che riunisce in sè elementi semplici, ma profondi e che invita anche nell’attività fisica a ristabilire un contatto più diretto con la natura.
Diego sta riscoprendo questo stile per svilupparlo e proporlo ad altri.
Uno stile poco conosciuto che riunisce in sè elementi semplici, ma profondi e che invita anche nell’attività fisica a ristabilire un contatto più diretto con la natura.
Diego sta riscoprendo questo stile per svilupparlo e proporlo ad altri.
Diego, che cosa vuol dire “Hebertismo”.
L’hebertismo (da Georges Hébert, suo fondatore), più propriamente detto “Methode Naturelle” o Metodo Naturale, è un metodo di educazione “fisica, virile e morale” sviluppato in Francia agli inizi del ventesimo secolo.
Per educazione “virile” s’intende semplicemente la formazione del carattere e lo sviluppo delle qualità dell’uomo d’azione: energia, coraggio, forza di volontà, fermezza e “sangue freddo”.
Il termine “viril”, per i francesi significa appunto “energico, attivo”.
Educazione “morale” perché il tutto è finalizzato alla cultura di sentimenti nobili come la solidarietà, l’altruismo, l’onore, il rispetto e la lealtà.
Da qui il motto che riassume questo metodo: “essere forti (fisicamente e mentalmente) per essere utili (tanto agli altri quanto a se stessi)”
Per educazione “virile” s’intende semplicemente la formazione del carattere e lo sviluppo delle qualità dell’uomo d’azione: energia, coraggio, forza di volontà, fermezza e “sangue freddo”.
Il termine “viril”, per i francesi significa appunto “energico, attivo”.
Educazione “morale” perché il tutto è finalizzato alla cultura di sentimenti nobili come la solidarietà, l’altruismo, l’onore, il rispetto e la lealtà.
Da qui il motto che riassume questo metodo: “essere forti (fisicamente e mentalmente) per essere utili (tanto agli altri quanto a se stessi)”
ALL YOU CAN EAT
ALL YOU CAN EAT
Dire che abbiamo problemi col cibo non è abbastanza. Ogni anno consumiamo migliaia di libri sulle diete, articoli e talk show ogni anno e non
ci basta. Misuriamo e analizziamo il nostro cibo fino all’ultima molecola e
ancora siamo in ansia. Il nostro inconscio è frustrato, in uno stato di ansia perenne, costantemente sotto assalto dai messaggi del mercato del cibo che ci
dicono di mangiare e bere di più e di tutto, mentre allo stesso tempo cerchiamo di perdere peso. Non c’è da meravigliarsi se molti
di noi hanno abitudini alimentari non funzionali.
Sarebbe allettante approcciare il nostro enigma alimentare al suo
stesso livello, ma propongo una soluzione filosofica. Per uscire dalla paura
del cibo dobbiamo innalzare la nostra discussione ad un livello di astrazione.
Dobbiamo cioè pensare meno al cibo e più al nutrimento, meno alle cose che
portiamo alla bocca e più alle cose che nella vita realmente ci sostengono.
IL CIBO DI UN
CHIRURGO
Ovviamente, il cibo è una parte essenziale del nutrimento,
ma l’uomo non vive di solo cibo. Una dieta salutare è necessaria, ma lontana
dall’essere sufficiente. Noi ci nutriamo di svariate cose.
Qualche anno fa presi parte ad una conferenza di medicina
sportiva sull’allenamento funzionale e la riabilitazione. Una presentazione mi impressionò
profondamente: un importante chirurgo ortopedico parlò della sua esperienza
nella ricostruzione del ginocchio, in particolare la riparazione chirurgica del
legamento crociato anteriore (LCA). Mentre ascoltavo rimasi affascinato non
solo dalla sua approfondita conoscenza dell’anatomia, ma anche dal suo assoluto
entusiasmo per il suo lavoro. Era ovvio che quest’uomo viveva e respirava
operazioni LCA. Più tardi, quando mi ritrovai a descrivere questo medico a
degli amici, dissi loro “Quest’uomo preferirebbe sicuramente eseguire
un’operazione piuttosto che mangiare”.
Quella volta stavo semplicemente colorando un po’ il linguaggio,
ma ora mi sono accorto della verità della cosa. Non era solo una metafora. Si
chieda a questo dottore di scegliere tra un piatto di aragoste e un nuovo
paziente con un ginocchio da operare, ed egli sicuramente sceglierà il
ginocchio ogni volta. Egli trarrà reale nutrimento dalla sua pratica
chirurgica, nutrimento che lo sosterrà in maniera sostanziale e significativa.
Per questo dottore, la chirurgia era cibo.
Quindi, anziché parlare di gruppi alimentari, parliamo di gruppi di nutrimento. Propongo di raggruppare il nutrimento umano in
5 categorie di approssimativamente uguale importanza: edibile, cinetico,
sociale, esperienziale e biofilo.
Queste categorie sono in qualche modo provvisorie e saranno
soggette a cambiamenti e interpretazioni. Tuttavia ci consentiranno di guardare al nutrimento in maniera semplice. L’idea è quella che per un sostentamento
bilanciato si ha bisogno di prestare attenzione a tutti questi gruppi. Non è
sufficiente il semplice mangiare cibo sano. Abbiamo bisogno di nutrirci
attraverso una più ampia gamma di esperienze.
NUTRIMENTO EDIBILE
Il cibo edibile è il cibo tangibile che mangiamo ogni
giorno: la roba che cuciniamo, mastichiamo e deglutiamo. Quella che
compriamo al supermercato e che mangiamo al ristorante. Certo, c’è molto da dire
sul cibo edibile, ma è già stato detto quasi tutto ed è rimasto molto poco
da aggiungere alla discussione. Sappiamo che è una cosa intelligente fare
colazione e consumare molta frutta e verdura. Sappiamo che è meglio ridurre il
consumo di grassi trans e di carboidrati che influenzano l’insulina. Sappiamo
che le diete sono solitamente controproducenti e che i venditori di cibo
diranno qualsiasi cosa pur di farci mangiare i loro prodotti. È rimasto poco di
misterioso.
Le diete primitive sono ora in voga, ma anche in
questo campo sappiamo quasi tutto ciò di cui abbiamo bisogno. I primi ominidi
erano puramente vegetariani, ma gli ominidi più avanzati e i primi umani
cominciarono a cacciare e a mangiare carne. Infine siamo ora onnivori
versatili. Nel momento in cui abbiamo cominciato ad emigrare e a stabilirci in
bio-regioni differenti, abbiamo cominciato a nutrirci di una grande varietà di
cibi. Alcune tribù indigene sono quasi del tutto vegetariane, ma le popolazioni
Inuit dell’artico mangiano praticamente solo carne. Entrambi rimangono
generalmente in buona salute.
Se abbiamo necessità di guide aggiuntive sul cibo
commestibile, non dobbiamo fare altro che rivolgerci al movimento Slow Food, fondato da un gruppo di attivisti culinari europei nel 1989. La missione di
Slow Food è quella di ritornare alle nostre radici nutrizionali privilegiando
ingredienti di qualità, il piacere, la comunità e la sostenibilità. Il
manifesto Slow Food ci dice quasi tutto ciò che abbiamo bisogno di sapere.
NUTRIMENTO CINETICO
La seconda forma di nutrimento umano è il movimento, l’attività
e l’esercizio fisico. Sappiamo che i tessuti del nostro sistema
muscolo-scheletrico, i nostri muscoli, tendini, legamenti e ossa, non possono
svilupparsi in uno stato di inattività: essi dipendono dai carichi gravitazionali
e cinetici per mantenere la loro integrità e salute. Quando un tessuto
muscolare viene sollecitato, esso risponde con la crescita e aumentando
gli impulsi neurali. Quando le fibre dei tessuti connettivi sono messe alla
prova con contrazioni ripetute, esse super-compensano divenendo più spesse
nelle articolazioni critiche. Quando le ossa sono caricate in maniera
ripetitiva, aumentano la loro densità minerale.
In questo senso, possiamo parlare a ragion veduta di stress
gravitazionali, cinetici e di resistenza come nutrimento. I nostri tessuti necessitano di stress fisici
allo stesso modo in cui necessitano di un apporto ottimale di proteine, grassi,
carboidrati; in questa accezione non è un’esagerazione dire che il movimento
fisico vigoroso sia cibo.
NUTRIMENTO SOCIALE
Il terzo gruppo di nutrimento è il cibo sociale, il bisogno
umano di contatto, comunicazione e riconoscimento. Ad un livello intimamente
fisico, ciò significa toccarsi. Non c’è questione su questo punto, l’essere
umano ha necessità di toccare e di farsi toccare dagli altri: il contatto
tattile è cibo. Questo bisogno è comune a tutti i primati. Eliminate il contatto
fisico e una buona parte di salute sparirà con esso.
Oltre al contatto, abbiamo anche un irresistibile bisogno di
riconoscimento sociale. Nessuno riconosce questo meglio di Robert Fuller,
autore di Somebodies and Nobodies:
overcoming the abuse of rank.
Il Riconoscimento sta
alla psiche come il nutrimento sta al corpo. È il cibo dell’identità. Lo
sguardo senziente di un altro essere umano conferma la nostra ragion d’essere. Questo
è indispensabile alla salute mentale come il cibo è indispensabile alla salute
fisica.
Fuller riconosce inoltre il problema nei termini di carenza
alimentare
Come le carenze
alimentari, le carenze di riconoscimento possono arrestare la crescita e
ridurre le prestazioni. Al crescere della loro fame di riconoscimento, coloro che
si sentono invisibili diventano sempre più disperati. Ciò che comincia come una
carenza si trasforma in una conclamata patologia… Senza sorprese, le persone che
non ricevono il nutrimento del riconoscimento subiscono serie conseguenze.
L’apprezzamento di Fuller del riconoscimento sociale come
nutrimento si sposa perfettamente con recenti studi circa la relazione tra
lo stato sociale e la salute. Quando andiamo a dare un’ampia occhiata alla salute
in relazione al rango sociale, vediamo una consistente pendenza. Cioè, gli
individui appartenenti ad uno status più alto tendono ad essere più in salute
di quelli di un livello inferiore. Michael Marmot, professore di epidemiologia
e salute pubblica al University College di Londra, chiama questo fenomeno “la
sindrome dello status”.
L’ovvia spiegazione – che le persone di un rango più alto
possiedono più soldi e un più facile accesso alle cure mediche – è solo una
piccola parte del quadro. Le disparità sociali non riguardano solo il benessere,
ma anche la partecipazione, il potere, il controllo e i sentimenti di merito.
Questi aspetti sono i maggiori contributori alla salute e alla malattia. In
questo senso, persone di rango più alto sono nutrite meglio dei loro soci di
rango inferiore.
NUTRIMENTO
ESPERIENZIALE
La quarta categoria del nutrimento umano include le sfide
mentali, intellettuali e psicologiche che ci tengono impegnati con il mondo
attorno a noi. Come ci nutriamo di proteine, grassi e carboidrati, ci nutriamo
anche di scienza, arte e dottrine umanistiche. Le espressioni “nutri la tua
curiosità” e “cibo per la mente” sono più che un linguaggio colorito. In fatti,
le idee sono nutrienti umani essenziali. Abbiamo fame di verità, filosofie,
spiegazioni e storie che illuminano il nostro mondo e le nostre situazioni
difficili. Esplorare una buona libreria è come andare ad un buffet.
Similmente, ci nutriamo anche di rischio, novità e stress.
Amiamo mettere la testa fuori ed esporre noi stessi al mondo. L’incertezza, la
diversità e la novità ci stimolano e ci fanno andare avanti. Sì, lo stress può
diventare cronico, opprimente e fisicamente distruttivo, ma in proporzione esso può essere altamente nutriente. Neuroscienziati hanno confermato questo
fatto, scoprendo che l’apprendimento è più efficace quando avviene sotto
l’influenza di livelli moderati di ormoni dello stress.
NUTRIMENTO BIOFILO
Il quinto grande gruppo di nutrimento è il contatto con il
mondo naturale. Questa è la nostra fonte di cibo biofilo. Come descritto dal
biologo E. O. Wilson, la biofilia (letteralmente “amore della vita”) è la
nostra “innata tendenza ad associarci con le altre creature e processi
viventi”. I nostri corpi si sviluppano in circostanze naturali. Studi condotti
in alcuni ospedali mostrano che i pazienti con una finestra che dà su un
contesto naturale hanno una degenza post-operatoria più breve, meno
complicazioni e chiedono meno medicazioni per il dolore dei pazienti senza una
veduta simile dalla finestra. E tutti noi abbiamo sentito parlare degli effetti
benefici degli animali da compagnia sui malati.
I massaggiatori spesso parlano della potenza del contatto
nella salute umana, ma abbiamo anche un bisogno più ampio che va oltre la
nostra specie. I nostri corpi desiderano il contatto con piante, animali,
terreno e aria aperta. Abbiamo bisogno di annusare la terra, toccare il suolo
coi piedi scalzi, sentire la consistenza delle piante, osservare i movimenti
degli animali, e sentire il vento sul viso. In un certo senso necessitiamo di
essere massaggiati dal mondo naturale. I nostri corpi bramano questo contatto.
LA DIETA EQUILIBRATA
L’intelligenza ci suggerisce che gli stessi principi della
sana alimentazione dentro al gruppo del cibo edibile, si applicano al
nutrimento umano nel suo complesso. Ossia, cerchiamo la diversità, la
proporzione e l’armonia in tutte le categorie. Il percorso ideale verso un
nutrimento completo è il “mangiare” da tutti i gruppi, prendendo il nutrimento
non solo dal cibo commestibile, ma anche dai gruppi cinetico, sociale,
esperienziale e biofilo.
Il disequilibrio avviene nel momento in cui si cerca di
attingere tutto il proprio nutrimento da uno o due gruppi; ipernutriti in
un’area della vita, affamati in altre. È facile pensare a degli esempi.
Conosciamo tutti delle persone che prendono la maggior parte del loro
nutrimento da una singola attività o disciplina mentre ignorano altre parti
della loro esperienza: l’intellettuale che non muove mai il suo corpo, l’atleta
che non apre mai un libro o il bambino che passa il tempo sui videogame e non
esce mai di casa.
Disequilibri nel nutrimento portano inoltre a compensazioni.
Se abbiamo delle carenze in una categoria, probabilmente andremo e cercare
nutrimento da qualche altra parte. Se non riusciamo ad ottenere il nutrimento
cinetico, sociale, biofilo o esperienziale di cui abbiamo bisogno, quasi
certamente compensiamo “mangiando” di più da un altro gruppo. In questi, di
certo, quel “da qualche altra parte” è solitamente il cibo edibile. Molti di
noi mangiano più del dovuto per la semplice ragione che non ottengono ciò di
cui hanno bisogno in altre aree della loro vita. Non siamo realmente desiderosi
di cibo edibile, ma stiamo morendo di fame in altri modi e sentiamo il bisogno
di consumare qualcosa. E certamente, quando parliamo di nutrimento in senso
ampio, è inevitabile andare a cercare analogie nel “cibo spazzatura” che non
passa inosservato nel gruppo del cibo edibile. Ci meravigliamo dell’ ”esercizio
fisico-spazzatura”, della “socievolezza-spazzatura”, delle “idee-spazzatura” e
della “biofilia-spazzatura”. Come il cibo spazzatura commestibile, queste cose
rimpiazzano il nutrimento autentico e prezioso e ci lasciano temporaneamente
sazi ma fondamentalmente insoddisfatti. Naturalmente c’è molto spazio all’interpretazione
su questo argomento e lascio a voi determinare cosa è finto nutrimento e cosa
realmente soddisfa.
…
È palese dove la nostra cultura ha bisogno di andare.
Necessitiamo di più movimento, più autentico contatto sociale, più impegno
intellettuale e più contatto con il mondo naturale. L’idea, come sempre, è di
rendere la nostra dieta completa, di nutrirci a tutto campo.
Diego Zarantonello
Hebertismo nelle emergenze: Sollevamento & Trasporto
Il Metodo Naturale e le 10 famiglie di allenamento
Da un articolo degli amici di "Metodo Naturale Asti"
Per poter spiegare accuratamente l’applicazione di ciascuna delle 10 famiglie di Movimento Naturale non basterebbe un capitolo di 30 pagine, ed inoltre esulerebbe dall’obiettivo di questo articolo. Quello che invece vogliamo spiegare e far conoscere sono le origini e l'essenza di questo metodo.
Breve Riepilogo Storico
Le 10 famiglie di Movimento Naturale sono state individuate e definite da Georges Hébert, un ufficiale della marina militare francese vissuto a cavallo del 1900. Egli ha viaggiato per conto della marina militare in molti paesi non civilizzati, venendo a contatto con numerosi indigeni che vivevano in natura. Questi lo stupirono enormemente poiché molto più prestantidei suoi uomini addestrati: “I loro corpi erano splendidi: agili, abili, forti, resistenti, leggeri. Eppure non avevano nessun insegnante di ginnastica, solo la loro vita immersa nella natura.” Inoltre vivendo in natura erano anche molto temprati, resistendo facilmente sia al caldo che al freddo. Essendo Hébert uno studioso del movimento umano, prese appunti e nel viaggio di ritorno per la Francia pensò ad un modo per poter portare ciò che aveva visto nella propria società. Così nacque il METODO NATURALE con le sue 10 famiglie di movimento che ne caratterizzavano il pilastro centrale.
Hébert ha vissuto anche una catastrofica tragedia umanitaria, nell’isola della Martinica (Caraibi), con l’esplosione inaspettata del vulcano “la Pelee” che provocò la morte di più di 75.000 persone. In quel frangente, con le sue grandi qualità motorie ma soprattutto umane, riuscì a salvare circa 300 persone. Lì si accorse di quanto le persone comuni fossero assolutamente impreparate, sia dal punto di vista fisico sia dal punto di vista emotivo-psicologico, a far fronte a quel tipo di emergenza. Così promise a se stesso che tutto ciò che avrebbe insegnato nel METODO NATURALE doveva avere un’utilità più alta e soprattutto più umana. Questo episodio ha quindi creato la base per la filosofia del Metodo Naturale, che permea tutt’ora ogni suo aspetto.
Da queste sue esperienze è nato il motto generale del metodo naturale: “Essere forti per essere utili”.
Tornato in Francia, avendo a disposizione tutto il suo reparto militare, testò moltissimi esercizi e ne cercò una giusta progressione, pensando anche ad una ragionata modalità di allenamento. Ci furono fin da subito, e fino alla fine, moltissimi scontri con esponenti importanti della “ginnastica svedese” (didattica da palestra) che lo rallentarono nelle sue sperimentazioni. Quando il METODO NATURALE fu completato e testato, i risultati furono sbalorditivi sotto diversi aspetti. La differenza con l’approccio tradizionale era enorme. Per questo, l’ “allenamento naturale” fu in seguito allargato alle sezioni militari di tutto il mondo. Inoltre è tutt’ora la base dell’allenamento fisico di tutti i gruppi paramilitari (vigili del fuoco, protezione civile,…). Rimanere nell’ambito militare risultava però un limite alla diffusione, poiché si trattava di un ambiente chiuso e selettivo; infatti poco tempo dopo lo abbandonò per poter insegnare a TUTTI (compresi donne e bambini) questo suo “metodo morale”.
Alcune Precisazioni
In effetti, questo approccio può essere veramente utile a chiunque, dal disabile all'atleta, senza distinzioni di sesso o di età. L’obiettivo è migliorare, e migliorare si può sempre e da qualsiasi condizione di partenza.
Il Metodo Naturale dovrebbe costituire le FONDAMENTA MOTORIE di qualsiasi persona e bambino, prima che esso si specializzi in uno sport specifico (spesso dannoso o squilibrante).
Le 3 grandi Differenze con lo Sport sono: UTILITA’, MISURA, ALTRUISMO.
Ogni esercizio del Metodo Naturale ha un’utilità a più livelli, dall’utilità fisiologica a quella psicologica, da quella sociale a quella collaborativa di emergenza.
Il Metodo Naturale insegna il Senso della Misura, cioè ad ascoltare sempre le proprie sensazioni, imparare a comprendere i segnali del corpo e a non spingersi oltre i propri limiti.
Infine, insegna ad “Essere Utili” in caso di reale emergenza attraverso una preparazione progressiva e completa. Per questo sono state inserite nel metodo esercitazioni di collaborazione e interattività.
Le 10 Famiglie di Movimento Naturale
Fatta questa piccola introduzione storica, che riteniamo necessaria ed essenziale, possiamo ora spiegarvi qualcosa sulle 10 famiglie.
GRUPPO DELLE FAMIGLIE DI SPOSTAMENTO
- Camminata/Marcia/Passo Scorrevole
- Corsa
- Salti
Questo gruppo è quello più importante. La prima cosa da allenare è la Capacità di Spostamento, in ogni modo, situazione e contesto. Inoltre prepara naturalmente la fisiologia del corpo per i successivi gruppi.
GRUPPO DELLE FAMIGLIE DI QUADRUPEDIA
- Quadrupedia
- Arrampicata
- Nuoto
Anch’esse modalità di Spostamento, sono però forme di movimento avanzato o “di potenza” che servono proprio per incrementare la forza e molte altre qualità sia statiche che dinamiche. Molti degli esercizi che propone questo gruppo sono INDISPENSABILI per avere una buona muscolatura profonda che garantisca stabilità, postura e sicurezza.
GRUPPO DELLE FAMIGLIE DI STAZIONAMENTO
- Lancio/Presa/Schivata
- Equilibrio
- Sollevamento & Trasporto
- Lotta & Difesa
Sono quelle abilità che, una volta apprese, possono tornare utili in moltissimi contesti: di gioco, lavoro, caccia, salvataggio oppure per difesa personale da animali, cose o persone. Poiché tutti questi gesti hanno bisogno di un insegnamento tecnico, sono da ritenere di importanza “secondaria” rispetto ai gruppi di spostamento, che invece hanno la priorità. In questo gruppo rientrano tutte le attività interattive, di collaborazione, di sano gioco sportivo o di problem-solving.
IL PERCORSO HEBERT
Quando le basi di queste famiglie sono state acquisite, si può allora iniziare a unire e mescolare le diverse tipologie tramite un PERCORSO: inizialmente può essere predefinito per concentrarsi meglio sui singoli gesti, ma evolve poi in una versione libera che consenta l'esplorazione spontanea di ambiente ed ostacoli, con la completa espressione del proprio modo di muoversi.
Il percorso Hebert originale non dovrebbe essere caratterizzato da ostacoli artificiali, ma solo da ostacoli naturali. Ad ogni modo, per diversi motivi, può essere utile creare ed utilizzare un percorso artificiale il quale dovrebbe simulare nel miglior modo possibile un ostacolo naturale reale.
Allenarsi al Metodo Naturale significa in un certo senso allenarsi a far tutto. In questo modo, oltre ad avere allenamenti sempre diversi, creativi e divertenti, in caso di vera emergenza potrete sentirvi realmente utili, sia per voi stessi che per gli altri.
Buona pratica a tutti! :)
PREGARE CON L'HEBERTISMO
PREGARE O DIR PREGHIERE?
“Un ragazzo dovrebbe imparare a pregare, non a recitare preghiere”; è la soluzione indicata da B.P., frutto di esperienze e di un’arte ben praticata.
Facciamo del nostro meglio per tentare un riassunto delle indicazioni di B.P., a partire dai “sei esercizi per mantenersi in buona salute” suggeriti nella chiacchierata “come diventare forti” in “Scautismo per ragazzi” (da pagina 227 a pagina 231).
Si parte dall’idea di un movimento regolare, atto a rinforzare a migliorare il corpo o una parte speciale del corpo: è l’idea dell’esercizio ginnastico. L’autore ne coglie il significato e l’importanza nell’insieme della vita di un individuo, nel corso della sua storia; è di particolare interesse la relazione fra il movimento e la respirazione.
Formato spiritualmente al gusto ed al profumo di un sapere biblico, in famiglia ed in una scuola domenicale assai influente nella mentalità di un ragazzo, compone il movimento con il respiro, e questo composto con l’arte della preghiera. Il risultato è motivo di meraviglia, in alcuni passaggi potrebbe fare scandalizzare, ma l’inquietudine si acquieta in un’atmosfera di gioia e di speranza: il contrario della tristezza e della noia.
In sei momenti opportuni condensiamo la nostra ricerca.
1) La parola “scout” è della famiglia del verbo “auscultare”: ascoltare intensamente, come fa un medico per i battiti del cuore, per i respiri dei polmoni. La parola “scout”, e il verbo “auscultare” ci fanno venire in mente la preghiera assai cara alle sorelle ed ai fratelli, figli e nipoti di Abramo, d’Israele e di Giacobbe: “ascolta, Israele: il Signore è il
nostro Dio, il Signore è uno solo” (Deuteronomio 6,4).
Un momento di silenzio è opportuno per incominciare la preghiera, per porgere gli orecchi al suono della voce di Dio, e alle sue pause: ai suoi silenzi.
Intanto, con questa intenzione, “con il palmo e le dita di entrambe le mani strofinatevi con forza, e per parecchie volte la testa, il viso e il collo; massaggiatevi i muscoli del collo e della gola”.
2) B.P. suggerisce di “prender l’abitudine di ringraziare Dio, o di render grazie in qualsiasi momento, per ogni occasione particolare di gioia, che egli prova: sia essa una bella giornata, un bel gioco, ecc. (e non 20 solo un buon pasto)2 (da una nota scritta nel 1909 e pubblicata su “The Scouter”, maggio 1939).
Il “grazie” può provenire da un esercizio opportuno. “Partendo dalla posizione eretta, piegatevi in avanti con le braccia tese, con le mani dorso contro dorso all’altezza delle ginocchia. Espirate. Sollevate quindi lentamente le mani sopra la testa e portatele più indietro che potete, inspirando profondamente attraverso il naso, come se
beveste, coi polmoni e col sangue, la buona aria, che Dio ci ha dato.
Poi abbassate lentamente le braccia, lateralmente ed espirate attraverso la bocca”.
3) “E’ cosa buona benedire gli altri. Per esempio, se vedete un treno che parte, pregate Dio di benedire tutti coloro, che sono sul treno”. (Scoutismo per ragazzi” 22’ chiacchierata al fuoco di bivacco). “benedire” è “dire bene”, comporre insieme il dire e il bene. Quando
il Signore Iddio dice una parola, e questa parola riguarda un bene, questo bene è realtà. In questo senso invochiamo la divina benedizione sugli altri.
Prendiamo la posizione opportuna. “Posizione eretta: spingere avanti le braccia, diritto innanzi a voi, con le dita tese; portarle quindi lentamente verso destra, mantenendole all’altezza delle spalle o leggermente più in alto e senza muovere la parte inferiore del corpo; spingere il braccio destro all’indietro quanto più possibile. Poi, dopo una pausa, giratele lentamente a sinistra, spingendo questa volta il più indietro possibile il braccio sinistro”. A questo punto si domanda al Signore Iddio di benedire: le persone della famiglia, le persone amiche, altre creature.
4) “Il Signore diceva: ‘Devo tener nascosto ad Abramo ciò che sto per fare?’” (Genesi 18,17). “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io vi ho amati. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi” (Giovanni 15,12-15).
Tale amicizia può esserci rammentata da atteggiamenti quotidiani, come questo “esercizio del cono”. “Stando nella posizione di ‘attenti’, alzate le mani più in alto che potete, sopra il capo, e intrecciate le dita fra di loro. Piegatevi all’indietro e poi portate molto lentamente le
braccia tutt’intorno al corpo, descrivendo così una specie di cono rovesciato: le mani compiono un largo cerchio sopra e attorno al corpo, l corpo ruota sulle anche e infine all’indietro.” Ci rivolgiamo verso ogni creatura in movimento nella luce e nelle tenebre, nell’aria o nell’acqua, sulla terraferma o nelle sue profondità, per dirle di cuore: “la tua vita è la mia vita”.
5) “E formò, il Signore Iddio, l’uomo, polvere dal suolo; e soffiò, nelle narici di lui, soffio di vita: e divenne, l’uomo, anima viva” (Genesi 2,7). Con parole corrispondenti con esperienze e arti di genti atte a levigar le selci, ad accendere fuochi, a dipingere su pareti di caverne
e ad escogitar linguaggi, si raccontano le origini di questa unità, dalla testa fino ai piedi, dell’essere umano.
Siete memori di tali origini. “Mettetevi in piedi con le braccia tese più in alto e più indietro che potete, e poi piegatevi in avanti e in basso, finché le dita delle mani tocchino quelle dei piedi. Cominciate l’esercizio mettendovi a gambe divaricate, toccatevi la testa con ambedue le mani e guardate in alto, piegandovi all’indietro più che potete. Poi distendete le mani più in alto che potete, espirate e piegatevi lentamente in avanti e in basso, con le ginocchia tese, fino a toccare le dita dei piedi con quelle delle mani. Poi mantenendo sempre le braccia e le ginocchia tese, sollevate gradualmente il corpo, riportandolo alla primitiva posizione”.
A questo punto è il caso di ripetere con Abramo e con Mosè, con Samuele ed Isaia: “Eccomi”.
6) La Bibbia c’invita ad ascoltare il messaggio celato nel nome di ogni cosa, di ogni essere senziente, di ogni essere umano. E’ la vocazione: di Adamo ad essere Adamo, di Gesù ad essere Gesù. Perché non tentare anche in questo caso di comporre il nome di ognuno di noi, e la sua vocazione, il suo carattere, con un esercizio? “Mettetevi in posizione di ‘attenti’. Portate le mani ai fianchi; poi, stando sulla punta dei piedi, portate le ginocchia in fuori e piegatele lentamente fino a trovarvi gradualmente accoccolato e sempre con i
calcagni sollevati da terra. Sollevate poi lentamente il corpo e tornate nella primitiva posizione”. In continuità con il precedente “eccomi” sembra opportuno dire e
ripetere il proprio nome. Lo esprimiamo convenzionalmente con una N per poter dire con umiltà e con certezza che un tale N non è mai esistito né mai esisterà, per grazia di Dio
“Un ragazzo dovrebbe imparare a pregare, non a recitare preghiere”; è la soluzione indicata da B.P., frutto di esperienze e di un’arte ben praticata.
Facciamo del nostro meglio per tentare un riassunto delle indicazioni di B.P., a partire dai “sei esercizi per mantenersi in buona salute” suggeriti nella chiacchierata “come diventare forti” in “Scautismo per ragazzi” (da pagina 227 a pagina 231).
Si parte dall’idea di un movimento regolare, atto a rinforzare a migliorare il corpo o una parte speciale del corpo: è l’idea dell’esercizio ginnastico. L’autore ne coglie il significato e l’importanza nell’insieme della vita di un individuo, nel corso della sua storia; è di particolare interesse la relazione fra il movimento e la respirazione.
Formato spiritualmente al gusto ed al profumo di un sapere biblico, in famiglia ed in una scuola domenicale assai influente nella mentalità di un ragazzo, compone il movimento con il respiro, e questo composto con l’arte della preghiera. Il risultato è motivo di meraviglia, in alcuni passaggi potrebbe fare scandalizzare, ma l’inquietudine si acquieta in un’atmosfera di gioia e di speranza: il contrario della tristezza e della noia.
In sei momenti opportuni condensiamo la nostra ricerca.
1) La parola “scout” è della famiglia del verbo “auscultare”: ascoltare intensamente, come fa un medico per i battiti del cuore, per i respiri dei polmoni. La parola “scout”, e il verbo “auscultare” ci fanno venire in mente la preghiera assai cara alle sorelle ed ai fratelli, figli e nipoti di Abramo, d’Israele e di Giacobbe: “ascolta, Israele: il Signore è il
nostro Dio, il Signore è uno solo” (Deuteronomio 6,4).
Un momento di silenzio è opportuno per incominciare la preghiera, per porgere gli orecchi al suono della voce di Dio, e alle sue pause: ai suoi silenzi.
Intanto, con questa intenzione, “con il palmo e le dita di entrambe le mani strofinatevi con forza, e per parecchie volte la testa, il viso e il collo; massaggiatevi i muscoli del collo e della gola”.
2) B.P. suggerisce di “prender l’abitudine di ringraziare Dio, o di render grazie in qualsiasi momento, per ogni occasione particolare di gioia, che egli prova: sia essa una bella giornata, un bel gioco, ecc. (e non 20 solo un buon pasto)2 (da una nota scritta nel 1909 e pubblicata su “The Scouter”, maggio 1939).
Il “grazie” può provenire da un esercizio opportuno. “Partendo dalla posizione eretta, piegatevi in avanti con le braccia tese, con le mani dorso contro dorso all’altezza delle ginocchia. Espirate. Sollevate quindi lentamente le mani sopra la testa e portatele più indietro che potete, inspirando profondamente attraverso il naso, come se
beveste, coi polmoni e col sangue, la buona aria, che Dio ci ha dato.
Poi abbassate lentamente le braccia, lateralmente ed espirate attraverso la bocca”.
3) “E’ cosa buona benedire gli altri. Per esempio, se vedete un treno che parte, pregate Dio di benedire tutti coloro, che sono sul treno”. (Scoutismo per ragazzi” 22’ chiacchierata al fuoco di bivacco). “benedire” è “dire bene”, comporre insieme il dire e il bene. Quando
il Signore Iddio dice una parola, e questa parola riguarda un bene, questo bene è realtà. In questo senso invochiamo la divina benedizione sugli altri.
Prendiamo la posizione opportuna. “Posizione eretta: spingere avanti le braccia, diritto innanzi a voi, con le dita tese; portarle quindi lentamente verso destra, mantenendole all’altezza delle spalle o leggermente più in alto e senza muovere la parte inferiore del corpo; spingere il braccio destro all’indietro quanto più possibile. Poi, dopo una pausa, giratele lentamente a sinistra, spingendo questa volta il più indietro possibile il braccio sinistro”. A questo punto si domanda al Signore Iddio di benedire: le persone della famiglia, le persone amiche, altre creature.
4) “Il Signore diceva: ‘Devo tener nascosto ad Abramo ciò che sto per fare?’” (Genesi 18,17). “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io vi ho amati. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi” (Giovanni 15,12-15).
Tale amicizia può esserci rammentata da atteggiamenti quotidiani, come questo “esercizio del cono”. “Stando nella posizione di ‘attenti’, alzate le mani più in alto che potete, sopra il capo, e intrecciate le dita fra di loro. Piegatevi all’indietro e poi portate molto lentamente le
braccia tutt’intorno al corpo, descrivendo così una specie di cono rovesciato: le mani compiono un largo cerchio sopra e attorno al corpo, l corpo ruota sulle anche e infine all’indietro.” Ci rivolgiamo verso ogni creatura in movimento nella luce e nelle tenebre, nell’aria o nell’acqua, sulla terraferma o nelle sue profondità, per dirle di cuore: “la tua vita è la mia vita”.
5) “E formò, il Signore Iddio, l’uomo, polvere dal suolo; e soffiò, nelle narici di lui, soffio di vita: e divenne, l’uomo, anima viva” (Genesi 2,7). Con parole corrispondenti con esperienze e arti di genti atte a levigar le selci, ad accendere fuochi, a dipingere su pareti di caverne
e ad escogitar linguaggi, si raccontano le origini di questa unità, dalla testa fino ai piedi, dell’essere umano.
Siete memori di tali origini. “Mettetevi in piedi con le braccia tese più in alto e più indietro che potete, e poi piegatevi in avanti e in basso, finché le dita delle mani tocchino quelle dei piedi. Cominciate l’esercizio mettendovi a gambe divaricate, toccatevi la testa con ambedue le mani e guardate in alto, piegandovi all’indietro più che potete. Poi distendete le mani più in alto che potete, espirate e piegatevi lentamente in avanti e in basso, con le ginocchia tese, fino a toccare le dita dei piedi con quelle delle mani. Poi mantenendo sempre le braccia e le ginocchia tese, sollevate gradualmente il corpo, riportandolo alla primitiva posizione”.
A questo punto è il caso di ripetere con Abramo e con Mosè, con Samuele ed Isaia: “Eccomi”.
6) La Bibbia c’invita ad ascoltare il messaggio celato nel nome di ogni cosa, di ogni essere senziente, di ogni essere umano. E’ la vocazione: di Adamo ad essere Adamo, di Gesù ad essere Gesù. Perché non tentare anche in questo caso di comporre il nome di ognuno di noi, e la sua vocazione, il suo carattere, con un esercizio? “Mettetevi in posizione di ‘attenti’. Portate le mani ai fianchi; poi, stando sulla punta dei piedi, portate le ginocchia in fuori e piegatele lentamente fino a trovarvi gradualmente accoccolato e sempre con i
calcagni sollevati da terra. Sollevate poi lentamente il corpo e tornate nella primitiva posizione”. In continuità con il precedente “eccomi” sembra opportuno dire e
ripetere il proprio nome. Lo esprimiamo convenzionalmente con una N per poter dire con umiltà e con certezza che un tale N non è mai esistito né mai esisterà, per grazia di Dio
Don Gianni
Una lezione secondo il metodo naturale
da “Essere forti per essere utili” di Cesare Bedoni
Una lezione secondo il metodo naturale si basa sullo spostamento continuo, durante il quale ci si muove all’aperto tutte le volte che sia possibile, avendo cura d’accordare a ogni esercizio il grado d’importanza che gli conviene. Gli esercizi non sono presi casualmente, ma la loro scelta deve essere dettata dal fine che si vuole raggiungere, dal carattere che si
vuol dare alla lezione (di fondo, tecnico, di allenamento), dalla capacità degli allievi secondo la loro età, il sesso e grado di allenamento, dai mezzi e attrezzi di cui si dispone, dalla durata totale prevista dalla lezione e da altre considerazioni di ordine tecnico, pedagogico e fisico. Queste attenzioni permettono di dare alla lezione il suo pieno valore educativo.
Le regole fondamentali che Hébert pone alla base della sua lezione “naturale” sono cinque:
1. Il lavoro in scioltezza, per conseguire una migliore espressione del lavoro naturale;
2. La continuità del lavoro, per sviluppare la resistenza generale e utilizzare al meglio il tempo dedicato all’attività fisica;
3. L’alternanza degli sforzi, per ottenere un recupero tra gli sforzi maggiori e assicurare così la continuità regolando il ritmo del lavoro;
4. La libertà d’azione, per permettere l’individualizzazione degli sforzi, per regolare la resa del lavoro personale e ottenere il miglior rendimento o perfezionamento, evitando qualsiasi forma di inquadramento e di lavoro meccanico e automatico;
5. La progressività, per riscaldare progressivamente l’organismo al fine di prepararlo a esercizi più faticosi e per produrre maggior lavoro con minor fatica.
Una lezione si può ritenere completa quando è composta da esercizi appartenenti a tutti i generi fondamentali, senza eccezione. Altrimenti la lezione viene definita incompleta.
Quando diverse circostanze costringono ad eseguire una lezione incompleta, bisogna scegliere il meglio degli esercizi possibili, cioè realizzare un programma che possa meglio garantire gli effetti principali della lezione completa.
Una lezione secondo il metodo naturale si basa sullo spostamento continuo, durante il quale ci si muove all’aperto tutte le volte che sia possibile, avendo cura d’accordare a ogni esercizio il grado d’importanza che gli conviene. Gli esercizi non sono presi casualmente, ma la loro scelta deve essere dettata dal fine che si vuole raggiungere, dal carattere che si
vuol dare alla lezione (di fondo, tecnico, di allenamento), dalla capacità degli allievi secondo la loro età, il sesso e grado di allenamento, dai mezzi e attrezzi di cui si dispone, dalla durata totale prevista dalla lezione e da altre considerazioni di ordine tecnico, pedagogico e fisico. Queste attenzioni permettono di dare alla lezione il suo pieno valore educativo.
Le regole fondamentali che Hébert pone alla base della sua lezione “naturale” sono cinque:
1. Il lavoro in scioltezza, per conseguire una migliore espressione del lavoro naturale;
2. La continuità del lavoro, per sviluppare la resistenza generale e utilizzare al meglio il tempo dedicato all’attività fisica;
3. L’alternanza degli sforzi, per ottenere un recupero tra gli sforzi maggiori e assicurare così la continuità regolando il ritmo del lavoro;
4. La libertà d’azione, per permettere l’individualizzazione degli sforzi, per regolare la resa del lavoro personale e ottenere il miglior rendimento o perfezionamento, evitando qualsiasi forma di inquadramento e di lavoro meccanico e automatico;
5. La progressività, per riscaldare progressivamente l’organismo al fine di prepararlo a esercizi più faticosi e per produrre maggior lavoro con minor fatica.
Una lezione si può ritenere completa quando è composta da esercizi appartenenti a tutti i generi fondamentali, senza eccezione. Altrimenti la lezione viene definita incompleta.
Quando diverse circostanze costringono ad eseguire una lezione incompleta, bisogna scegliere il meglio degli esercizi possibili, cioè realizzare un programma che possa meglio garantire gli effetti principali della lezione completa.
Metodo Naturale e amicizia...
Septemberjam: La prima 3 giorni internazionale di Hebertismo a Vicenza
Venerdi 12 Settembre
I nostri amici tedeschi dell'associazione "Méthode Naturelle Munchen" arrivano a Vicenza e dopo un lauto pasto si va insieme in visita al centro storico di Vicenza per un Geocaching tra i palazzi e i monumenti più belli della nostra città.
La Base Scout di Costigiola ci ospiterà per le due notti successive. Si sfrutta la serata per preparare il pranzo del giorno dopo e per far festa mangiando, cantando e suonando insieme.
Sabato 13 Settembre
La vera e propria Jam inizia in mattinata con l'arrivo di una trentina di persone di tutte le età (da 2 a 64 anni), tra cui i nostri amici Diego e Nicolò, istruttori di "Movimento Naturale - Asti". Quattro ore filate di Metodo Naturale la mattina lasciano spazio ad una lezione di Uguale od Opposto al pomeriggio, seguita da una lezione di Aikido, tenuta dal Maestro Stefano Laforini dell'AIWAKAN a.s.d di Vicenza supportato dai suoi allievi.
Domenica 14 Settembre
La domenica non è fatta per riposare!
Dopo un rigenerante "smoothie" di erbe selvatiche offertoci dai tedeschi, la mattina prevede un allenamento tramite il nostro nuovo gioco di carte "Hebertismo-THE GAME".
I saluti avvengono nel pomeriggio dopo un pranzo a base di gnocco fritto offerto dai genitori di Diego.
Le emozioni vissute in soli 3 giorni sono state infinite ed incredibili e speriamo si possano rivivere quanto prima.
Grazie a tutti coloro che hanno reso indimenticabile questa esperienza e...Arrivederci alla prossima edizione!!
Venerdi 12 Settembre
I nostri amici tedeschi dell'associazione "Méthode Naturelle Munchen" arrivano a Vicenza e dopo un lauto pasto si va insieme in visita al centro storico di Vicenza per un Geocaching tra i palazzi e i monumenti più belli della nostra città.
La Base Scout di Costigiola ci ospiterà per le due notti successive. Si sfrutta la serata per preparare il pranzo del giorno dopo e per far festa mangiando, cantando e suonando insieme.
Sabato 13 Settembre
La vera e propria Jam inizia in mattinata con l'arrivo di una trentina di persone di tutte le età (da 2 a 64 anni), tra cui i nostri amici Diego e Nicolò, istruttori di "Movimento Naturale - Asti". Quattro ore filate di Metodo Naturale la mattina lasciano spazio ad una lezione di Uguale od Opposto al pomeriggio, seguita da una lezione di Aikido, tenuta dal Maestro Stefano Laforini dell'AIWAKAN a.s.d di Vicenza supportato dai suoi allievi.
Domenica 14 Settembre
La domenica non è fatta per riposare!
Dopo un rigenerante "smoothie" di erbe selvatiche offertoci dai tedeschi, la mattina prevede un allenamento tramite il nostro nuovo gioco di carte "Hebertismo-THE GAME".
I saluti avvengono nel pomeriggio dopo un pranzo a base di gnocco fritto offerto dai genitori di Diego.
Le emozioni vissute in soli 3 giorni sono state infinite ed incredibili e speriamo si possano rivivere quanto prima.
Grazie a tutti coloro che hanno reso indimenticabile questa esperienza e...Arrivederci alla prossima edizione!!
5 Motivi Per Accovacciarsi
Lo Squat completo (Aboliamo le sedie!)
Lo Squat completo è una delle posture umane basilari e fondamentali. A causa della pesante dipendenza da sedie
della società industrializzata e delle moderne calzature, questa è però
diventata una posizione che molte persone hanno difficoltà ad assumere.
Born
to Squat
Lo Squat completo (accovacciamento) è la posizione in cui le ginocchia sono
flesse al punto che il retro delle cosce posa sui polpacci e i talloni rimangono
appoggiati al suolo. I bambini, nei primi anni di vita, assumono istintivamente
questa posizione quando vogliono raggiungere qualcosa che sta a terra e spesso
la mantengono per lunghi periodi di tempo mentre giocano.
Gli adulti delle popolazioni asiatiche spesso anziché sedersi, si
accovacciano in questa posizione. Cosa succede dunque a noi popolazioni
occidentali, quando diventiamo adulti, che perdiamo questa capacità?
Innanzitutto è un problema di abitudine (in inglese: use it or lose it). Molte
culture nella storia contavano sulla postura accovacciata per lavorare,
mangiare o riposare. La società moderna ha fatto di tutto per eliminare la
necessità di assumere questa posizione nella vita quotidiana.
Una seconda motivazione è collegata al design delle moderne calzature che
presentano spesso un tacco rialzato. Un uso abituale di questo tipo di
calzature causa un accorciamento dei muscoli del polpaccio e del tendine
d’Achille, e una perdita graduale di mobilità della caviglia, necessaria per assumere
una giusta posizione di squat.
Questo spesso porta la gente ad eseguire una variazione chiamata “Squat
alla occidentale”, dove i talloni rimangono sollevati dal suolo.
Fortunatamente, molti degli effetti negative dovuti all’utilizzo delle
sedie, di calzature inadatte e all’evitare di accovacciarsi sono reversibili! Quando
eseguito correttamente, lo squat completo apporta molti benefici alla salute
fisica. Lo squat può essere eseguito come esercizio a corpo libero, per
raccogliere qualcosa da terra o semplicemente come posizione di riposo.
5
Benefici dello squat completo
1. Mobilità
della caviglia
Il limitato movimento di dorsiflessione della caviglia è un problema comune
collegato a vari fattori nel corpo, compresi l’iperpronazione, la cattiva
postura, e il ginocchio del corridore. Una perdita di mobilità della caviglia è
causata sia dalla difficoltà alla flessione dei muscoli del polpaccio e del
tendine d’Achille, sia dalla rigidezza delle articolazioni. Un corretto squat,
con i talloni appoggiati a terra, richiede buona flessibilità alla caviglia.
Assumere e mantenere questa posizione è un modo efficace per migliorare la
mobilità e recuperare il raggio di movimento completo della caviglia.
2. Sollievo
dal mal di schiena
Molte persone presentano un’eccessiva curvature nella bassa schiena come
risultato del bacino spinto in avanti dai muscoli flessori dell’anca. Durante
uno squat profondo e completo, il bacino ruota all’indietro permettendo alla
colonna vertebrale di allungarsi. Questo stira i muscoli nella bassa schiena.
La posizione del corpo durante lo squat produce inoltre un effetto di trazione
che decomprime la spina dorsale, creando spazio tra i singoli tratti della
schiena
3. Rafforzamento
dell’anca
In un individuo con muscoli dell’anca deboli si può spesso notare un
movimento delle gambe e una loro rotazione verso l’interno quando eseguono
movimenti cosiddetti a “catena cinetica chiusa” come salti o come scendere le
scale. Questa posizione addotta e ruotata internamente pone il ginocchio in
un’angolazione scomoda e può portare a lesioni.
Uno squat completo muove invece le anche nella posizione opposta, abduzione
e rotazione esterna. Lo squat rinforza i gruppi muscolari responsabili
dell’esecuzione di queste azioni, permettendo loro un controllo maggiore sulla
posizione dell’intera gamba.
4. Rafforzamento
dei glutei
Il Gluteus Maximus è uno dei
muscoli più grandi del corpo umano, e con buone ragioni. Comprende la maggior
parte della zona della natica ed è necessario per compiere molte attività che
affrontiamo giornalmente, tipo camminare, sollevare pesi, correre. Il gluteo è
anche un importante muscolo stabilizzatore del tronco e della gamba. Durante uno squat, i muscoli del gluteo lavorano solo dopo aver
passato il punto di mezzeria della discesa. Questo significa che i benefici di
rafforzamento non possono essere ottenuti solo con uno squat parziale. Ripetere
più volte uno squat completo è di gran lunga uno dei modi più efficaci di
allenare i glutei. Nessuno si lamenterà mai di avere un sedere più sodo!
5.
Correzione della postura
Sia nella postura statica che dinamica. Quando la mobilità delle
articolazioni e la forza della parte bassa del corpo vengono ripristinate,
l’intero sistema muscolo-scheletrico sarà naturalmente in grado di assumere un
miglior allineamento, il quale ha un tremendo impatto nel nostro aspetto, nel
nostro benessere e movimento. Lo squat completo è una modalità per invertire
alcune cattive abitudini che il nostro corpo ha subito dal nostro moderno stile
di vita.
Lo Squat Moderno
Quando qualcuno non abituato ad eseguire uno squat completo prova ad
accovacciarsi, la il più delle volte i suoi talloni rimangono sollevate da
terra oppure cadono all’indietro. Questi sono due segni di una perdita di
flessibilità delle caviglie. Le immagini qui sotto mostrano la differenza tra
uno squat profondo e completo ed uno occidentalizzato.
Si noti come nel “Western Squat” le caviglie rimangono ad un angolo di
circa 90 gradi. Senza una buona mobilità della caviglia, tentare di andare più
in basso muoverebbe il baricentro del corpo fuori dalla base di appoggio e
questo causerebbe la perdita di equilibrio e una conseguente caduta all’indietro.
Gli svantaggi di rimanere sulla punta delle dita includono:
·
Un
baricentro più alto e una base d’appoggio più piccola, rendendo la posizione
meno stabile;
·
Un uso
eccessivo dei muscoli del polpaccio per rimanere in posizione, rendendo la
posizione scomoda e quindi non di riposo;
·
Una
compressione esagerata dei tessuti tra la parte superiore e inferiore della
gamba;
Molti adulti istintivamente assumono la posizione “occidentale” perché è
diventato fisicamente impossibile per loro appoggiare i talloni a terra.
Eseguire correttamente uno squat profondo è segno di una buona mobilità e forza
e può quindi diventare un obiettivo ragionevole per chi vuole migliorare la sua
forma fisica.
Fa
male alle ginocchia?
È probabile aver sentito che eseguire squat profondi può essere pericoloso
per le ginocchia. Lo squat come la maggior parte degli esercizi porta una certa
quantità di rischio, ma il fatto che facci amale alle ginocchia è una vera e
propria leggenda.
Se eseguito propriamente, i rischi si riducono notevolmente e solitamente sono superati dai benefici che possono essere ottenuti.
È dimostrato dall’evidenza che lo squat profondo eseguito solo con il
proprio peso è non solo un’attività sicura ma anche un esercizio che può avere
una grande influenza sulla salute fisica generale.
In conclusione
Lo squat completo è una postura umana spesso usata come alternativa allo stare
seduti nelle culture asiatiche e tra i bambini, ma raramente eseguita dagli
adulti nei paesi occidentalizzati. Spendere del tempo nella posizione
accovacciata offre molti benefici alla salute e può servire per correggere
alcuni squilibri posturali. Chiunque è in buona salute e non ha mai subito traumi
alle ginocchia dovrebbe essere in grado di accovacciarsi senza rischio. L’incapacità
di eseguire uno squat completo solitamente è dovuta ad una bassa mobilità della
caviglia.
Diego Zarantonello
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